sabato 27 novembre 2010

ALIGA


Sono trascorsi trent'anni da quando passeggiavo a mergellina, piedigrotta e toledo, i quartieri rinomati di Napoli, ancora adolescente, rimasi colpito dalle bancarelle variopinte e dagli urlatori di strada...a Napoli tutto avviene in strada, si nasce, si cresce, si vive.
I mercati rionali, danno l'idea di un popolo che quotidianamente vuole combattersi l'esistenza senza lesinare energie e tutti insieme innamorati del Napoli calcio e di San Gennaro, insomma un quadro borbonico di una società che ha fatto costume.
Nell'arco di questi trent'anni sono ricapitato a Napoli tantissime volte il paesaggio sempre pittoresco e quella colata di cemento indiscriminato che dal vesuvio si riversa sino al mare, colori e suoni di una società che ama vivere nel frastuono talvolta improvvisando soluzioni impensabili.
Ma c'è qualcosa che nel tempo, sembra essere rimasta sospesa nel nulla, la sciagurata gestione dei rifiuti, ricordo piazza plebiscito, i dintorni del maschio angioino, i quartieri spagnoli, fuorigrotta e tante altre zone, dappertutto si notavano rifiuti abbandonati alla meglio ai bordi delle strade.
Negli ultimi anni quello che era considerato un quasi normale costume, ha assunto le dimensioni di una tragedia internazionale, cataste di rifiuti si accumulano sui marciapiedi, in tutte le strade della città.
Le periferie non sono da meno e davanti ad uno scempio simile le soluzioni da attuare diventano sempre più complesse, non si può pensare di risolvere un problema di queste dimensioni se non c'è la piena consapevolezza degli attori principali che detto problema va risolto strutturalmente e in loco.
L'"aliga" spedita in Sardegna due anni or sono è opera di una decisione d'emergenza presa nelle stanze del potere da poche menti pensanti, ci risulta che lo smaltimento di diverse tonnellate di quei rifiuti "indifferenziati" sia ancora da saldare.
Ma questo è l'aspetto secondario, i sardi si sa, siamo generosi e non ci tiriamo mai indietro quando c'è da aiutare chi è in difficoltà, ma se quest'evento invece di un'eccezione fosse la regola o peggio ancora la soluzione scontata per problemi annosi come questo, allora diciamo NO.
No all'"aliga" della campania, No a questo modo di trattare il nostro territorio e la nostra gente, le esalazioni dei rifiuti partenopei sono nocive tanto per loro quanto per noi, la solidarietà è una nostra risorsa ma questa non dev'essere intesa come il ricettacolo delle incapacità altrui.
Non vogliamo entrare nel merito delle responsabilità da attribuire a coloro che hanno determinato questo stato di cose, è un problema relativo che ci interessa molto marginalmente, ciò che non possiamo tollerare è il concetto che la Sardegna venga utilizzata come riccettacolo dei problemi della penisola e...basta, questo, onestamente non possiamo accettarlo.
Se proprio devono portarla altrove, l'Italia è una grande paese ed i siti non mancheranno, ma sarebbe giusto che coloro che hanno responsabilità gestionali e amministrative in campania trovino nei loro territori le soluzioni ai loro problemi una volta per tutte, oggi ci sono emergenze ancora più gravi dell'"aliga" napoletana!

lunedì 22 novembre 2010

Miseria e nobiltà


Da quando la moda ha messo in rilievo l'usanza di sperperare il "denaro pubblico", non hanno certo perso tempo alcuni tromboni-trombati della politica indigena ad esprimere le loro inevitabili intuizioni e giù improperi e illazioni verso coloro che di pubblica finanza farebbero utilizzo sconsiderato.
Capiamo sicuramente la predisposizione genetica ad occuparsi di certi temi, basti portare indietro nel tempo la memoria ed eccoci al natale di due anni fa, le televisioni regionali, paghe dei 10000 euro elargiti dalla nostra comunità, mandavano in onda spot a gò-gò che promuovevano l'arrivo miracoloso di un gruppo etnico-folk di un certo rilievo....ottima pubblicità, salvo accertare dopo che di tale gruppo non c'è mai stata traccia!
Difficile definire un fenomeno simile, pare che dalle nostre parti non sia mai accaduto, a modo suo, il responsabile di tanto genio inespresso ha fatto il miracolo (in senso inverso)che poi si è andato perfezionando solo qualche tempo dopo, quando dagli stessi canali televisivi un folkloristico trallalera ci ha rispedito le immagini del geniale amministratore.
E' vero, non abbiamo saputo dare risposte a queste coincidenze, abbiamo sollecitato l'intervento della Corte dei conti e della Procura per verificare se magari dietro le quinte di un simile sortilegio vi sia qualcosa di anomalo da riscontrare o peggio qualcosa di spudoratamente premeditato alle spalle degli ignari cittadini.
E' anche vera la genuinità degli spot elettorali mandati in onda...roba nobile d'altri tempi che noi comuni mortali di questo borgo natìo non siamo in grado di capire, anzi non abbiamo neanche il diritto di chiederci perchè i nostri denari siano stati sperperati in quel modo.
Sono cose da nobili, nobili che custodiscono nel loro animo l'istinto bestiale di una indescrivibile miseria....

mercoledì 17 novembre 2010

ATTIVITA’ GIORNALISTICA e PRIVACY: CODICE DEONTOLOGICO


Siamo molto preoccupati da un certo modo di fare "giornalismo", rispettiamo le idee che non condividiamo e l'operato di coloro che si cimentano nella stampa e nei media in genere.
Ci preoccupa constatare che talvolta oltre s diffondere una notizia che può avere interesse e rilevanza pubblica, si va a ledere il sacrosanto diritto alla privacy riconosciuto a qualsiasi cittadino.
Nella fattispecie, divulgare il fatto che un cittadino non sia presente nella propria residenza per alcuni giorni,ci sembra un modo per esporre la famiglia dello stesso a pericoli che onestamente riteniamo evitabili.
Ben venga la cronaca con critica (a senso unico) al seguito, ben venga anche loscuramento delle notizie più importanti a vantaggio di quelle di poco conto, ma attenti a violare le più elementari regole che salvaguardano la privacy dei cittadini impegnati in politica o meno.



ATTIVITA’ GIORNALISTICA e PRIVACY: CODICE DEONTOLOGICO

Articolo 1 - Principi generali

1. Le presenti norme sono volte a contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto dei cittadini all'informazione e con la libertà di stampa.

2. In forza dell'art. 21 della Costituzione, la professione giornalistica si svolge senza autorizzazioni o censure. In quanto condizione essenziale per l'esercizio del diritto-dovere di cronaca, la raccolta, la registrazione, la conservazione e la diffusione di notizie su eventi e vicende relativi a persone, organismi collettivi, istituzioni, costumi, ricerche scientifiche e movimenti di pensiero, attuate nell'ambito dell'attività giornalistica e per gli scopi propri di tale attività, si differenziano nettamente per la loro natura dalla memorizzazione e dal trattamento di dati personali ad opera di banche-dati o altri soggetti. Su questi princìpi trovano fondamento le necessarie deroghe previste dai paragrafi 17 e 37 e dall'art. 9 della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea del 24 ottobre 1995 e dalla legge n. 675 del 1996.



Articolo 2 - Banche-dati di uso redazionale e tutela degli archivi personali dei giornalisti

1. Il giornalista che raccoglie notizie per una delle operazioni di cui all'art. 1, comma 2, lettera b), della legge n. 675 del 1996 rende note la propria identità, la propria professione e le finalità della raccolta, salvo che ciò comporti rischi per la sua incolumità o renda altrimenti impossibile l'esercizio della funzione informativa; evita artifici e pressioni indebite. Fatta palese tale attività, il giornalista non è tenuto a fornire gli altri elementi dell'informativa di cui all'art. 10, comma 1, della legge n. 675 del 1996.

2. Se i dati personali sono raccolti presso banche-dati di uso redazionale, le imprese editoriali sono tenute a rendere noti al pubblico, mediante annunci, almeno due volte l'anno, l'esistenza dell'archivio e il luogo dove è possibile esercitare i diritti previsti dalla legge n. 675 del 1996. Le imprese editoriali indicano altresì fra i dati della gerenza il responsabile del trattamento al quale le persone interessate possono rivolgersi per esercitare i diritti previsti dalla legge n. 675 del 1996.

3. Gli archivi personali dei giornalisti, comunque funzionali all'esercizio della professione e per l'esclusivo perseguimento delle relative finalità, sono tutelati, per quanto concerne le fonti delle notizie, ai sensi dell'art. 2 della legge n. 69 del 1963 e dell'art. 13, comma 5, della legge n. 675 del 1996.

4. Il giornalista può conservare i dati raccolti per tutto il tempo necessario al perseguimento delle finalità proprie della sua professione.

Articolo 3 -Tutela del domicilio

1. La tutela del domicilio e degli altri luoghi di privata dimora si estende ai luoghi di cura, detenzione o riabilitazione, nel rispetto delle norme di legge e dell'uso corretto di tecniche invasive.

Articolo 4 - Rettifica

1. Il giornalista corregge senza ritardo errori e inesattezze, anche in conformità al dovere di rettifica nei casi e nei modi stabiliti dalla legge.

Articolo 5 - Diritto all'informazione e dati personali

1. Nel raccogliere dati personali atti a rivelare origine razziale ed etnica, convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, opinioni politiche, adesioni a partiti, sindacati, associazioni o organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché dati atti a rivelare le condizioni di salute e la sfera sessuale, il giornalista garantisce il diritto all'informazione su fatti di interesse pubblico, nel rispetto dell'essenzialità dell'informazione, evitando riferimenti a congiunti o ad altri soggetti non interessati ai fatti.

2. In relazione a dati riguardanti circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico, è fatto salvo il diritto di addurre successivamente motivi legittimi meritevoli di tutela.

Articolo 6 - Essenzialità dell'informazione

1. La divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale non contrasta con il rispetto della sfera privata quando l'informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione dell'originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti.

2. La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica.

3. Commenti e opinioni del giornalista appartengono alla libertà di informazione nonché alla libertà di parola e di pensiero costituzionalmente garantita a tutti.

Articolo 7 - Tutela del minore

1. Al fine di tutelarne la personalità, il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, né fornisce particolari in grado di condurre alla loro identificazione.

2. La tutela della personalità del minore si estende, tenuto conto della qualità della notizia e delle sue componenti, ai fatti che non siano specificamente reati.

3. Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca; qualora, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo restando i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, dovrà farsi carico della responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell'interesse oggettivo del minore, secondo i princìpi e i limiti stabiliti dalla «Carta di Treviso».

Articolo 8 -Tutela della dignità delle persone

1. Salva l'essenzialità dell'informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignità della persona, né si sofferma su dettagli di violenza, a meno che ravvisi la rilevanza sociale della notizia o dell'immagine.

2. Salvo rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia, il giornalista non riprende né produce immagini e foto di persone in stato di detenzione senza il consenso dell'interessato.

3. Le persone non possono essere presentate con ferri o manette ai polsi, salvo che ciò sia necessario per segnalare abusi.

Articolo 9 - Tutela del diritto alla non discriminazione

1. Nell'esercitare il diritto-dovere di cronaca, il giornalista è tenuto a rispettare il diritto della persona alla non discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, sesso, condizioni personali, fisiche o mentali.

Articolo 10 - Tutela della dignità delle persone malate

1. Il giornalista, nel far riferimento allo stato di salute di una determinata persona, identificata o identificabile, ne rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza e al decoro personale, specie nei casi di malattie gravi o terminali, e si astiene dal pubblicare dati analitici di interesse strettamente clinico.

2. La pubblicazione è ammessa nell'ambito del perseguimento dell'essenzialità dell'informazione e sempre nel rispetto della dignità della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica.

Articolo 11 - Tutela della sfera sessuale della persona

1. Il giornalista si astiene dalla descrizione di abitudini sessuali riferite ad una determinata persona, identificata o identificabile.

2. La pubblicazione è ammessa nell'ambito del perseguimento dell'essenzialità dell'informazione e nel rispetto della dignità della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica.

Articolo 12 - Tutela del diritto di cronaca nei procedimenti penali

1. Al trattamento dei dati relativi a procedimenti penali non si applica il limite previsto dall'art. 24 della legge n. 675 del 1996.

2. Il trattamento di dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all'art. 686, commi 1, lettere a) e d), 2 e 3, del codice di procedura penale è ammesso nell'esercizio del diritto di cronaca, secondo i princìpi di cui all'art. 5.

Articolo 13 - Ambito di applicazione, sanzioni disciplinari

1. Le presenti norme si applicano ai giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti e a chiunque altro, anche occasionalmente, eserciti attività pubblicistica.

Le sanzioni disciplinari, di cui al titolo III della legge n. 69 del 1963, si applicano solo ai soggetti iscritti all'albo dei giornalisti, negli elenchi o nel registro.

venerdì 12 novembre 2010

Intervento in C.C. sulla mozione di sfiducia BOCCIATA senza se e senza ma


IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CONCEDE LA FACOLTÀ DI PAROLA AL CONSIGLIERE
GARAU LUIGI
Il Consigliere Garau Luigi
Grazie Presidente; un saluto a lei, al Sindaco, agli Assessori, ai Consiglieri, al pubblico presente.
Non vorrei dilungarmi oltre modo perché visto i tempi, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare molti interventi, tutti molto interessanti, tutti molto attenti e non vorrei aggiungere ulteriori dati, numeri e recriminazioni a ciò che è stato già fatto da coloro che mi hanno preceduto.
Io sono molto attento quando si parla di toni pacati, di rasserenare il confronto politico e cerco di farmene anche portatore di questo messaggio; ne avrebbe bisogno questa cittadina di un attimo, di un momento di riflessione, che ci portasse tutti ad essere un po’ più sereni, un po’ più responsabili ed anche un po’ più pacati, perché in questa cittadina è da anni che si inscena una guerra, tra virgolette, ed è una guerra, guarda caso, che viene rimarcata anche in tutti gli interventi che mi hanno preceduto, è la guerra del piano urbanistico comunale. Parrebbe che da quarant’anni si attende che questa cittadina abbia una svolta, un disegno urbanistico adeguato per la sua crescita, per il suo sviluppo, e che in quarant’anni non si riesca mai ad ottenere questo risultato. Ma perché? Ce lo siamo chiesti tutti, cosa è che va a bloccare l’evoluzione dello sviluppo urbanistico di questa cittadina?
Le teorie che ci siamo permessi di concepire, a sostegno di questa tesi, sono diverse; quello che però non ci passa inosservato è che, nonostante non ci sia stata una politica tesa a portare l’approvazione definitiva del piano urbanistico comunale, ad Assemini si è costruito in questi quarant’anni, si è costruito anche tanto; circa 19 lottizzazioni che devono essere ancora collaudate, se non sbaglio, ho detto circa perché i numeri sono sempre opinabili, in questo caso, quando si parla di lottizzazioni; una serie di ristrutturazioni, una serie di ampliamenti. C’è stata un’intensa attività legata all’edilizia, allo sviluppo urbanistico.
Quindi, da una parte è bloccato, da una parte va avanti; c’è una contraddizione ed è una contraddizione che mette in evidenza un altro aspetto, che forse è quello più cruciale, è quello su cui noi stiamo cercando di dibattere, ma, niente niente, a qualcuno, è un’ipotesi, ripeto, è passata in mente la volontà proprio di non volerlo questo piano urbanistico, o di volerlo ad orologeria, o di volerlo in maniera che magari in questo momento, per la situazione anche di mercato che c’è nel settore immobiliare, forse è meglio non avere una pianificazione urbanistica?
Del resto non sono stato io a definire quel piano, presentato in Consiglio Comunale ad una settimana dalle elezioni, una bufala. Una maggioranza che porta in Consiglio Comunale, comunque, un piano urbanistico e lo definisce bufala, cosa può rappresentare come interesse per lo sviluppo urbanistico di questa cittadina?
Ma io non voglio parlare di bufale, voglio riportare un attimino indietro le lancette del tempo e ritrovarmi nel giugno del 2005, quando la allora minoranza interveniva in Consiglio Comunale per ricordare alla maggioranza di quel momento le inadempienze programmatiche; guardate, si differiscono di poco o nulla da quelle che oggi la minoranza sta recriminando a questa maggioranza. Sono passati cinque anni e questo che significa che i problemi, che questa cittadina si sta trascinando, sono quasi sempre gli stessi: il PUC, le scuole, la piscina, il territorio, la salvaguardia dal punto di vista idrogeologico che sembra essere andata a finire nel dimenticatoio, invece dovrebbe essere l’azione principale, fondamentale di questa cittadina, la messa in sicurezza del territorio, questo dovrebbe essere il punto fondamentale.
Allora, stavo dicendo, chi è che recriminava maggiormente questo inadeguato rispetto programmatico, perché pensate che nel programma del Sindaco Casula il PUC doveva essere portato in Consiglio Comunale entro sei mesi dall’insediamento di quella Giunta; è stato portato, come tutti sappiamo, dopo quattro anni e ad una settimana prima dal voto, ed è definito anche bufala, PUC bufala. Teniamoci a mente questa definizione.
Nel 2005 un esponente della allora minoranza, oggi fortunatamente non più nel circuito della politica locale, si era scagliato contro quella maggioranza dicendo che non aveva rispettato nessun punto programmatico previsto nelle dichiarazioni programmatiche dell’allora Sindaco Casula. A maggio del 2007 lo stesso Consigliere rimane in aula perché quella maggioranza, in grandissima difficoltà numerica, perché non aveva i numeri per votarsi il bilancio, altro che mozione di sfiducia, questo Consigliere rimane in aula e dice … devo dire che su talune decisioni contenute nel bilancio vedo anche l’accoglimento di alcune nostre richieste; cioè addirittura trova una serenità, un accordo con la maggioranza. Questo a maggio del 2007, tre mesi dopo che era stato adottato in aula il piano urbanistico comunale. Il problema, vedete, è proprio lì.
Perché un piano urbanistico comunale, che doveva essere realizzato tenendo conto delle indicazioni dei tecnici validi, come il professor Di Gregorio, che aveva indicato un limite oggettivo di inedificabilità che era stabilito in 4 metri piano di calpestio sul livello del mare, riferendosi alle isoipsa, allora perché in quel piano urbanistico, adottato a febbraio del 2007, c’erano delle zone pianificate che sono abbondantemente al di sotto di questo limite, di questa curva di livello, e perché a maggio poi ci ritroviamo questo passaggio?
Ecco, questo non è un modo di fare politica che ci appartiene, perché noi siamo andati lealmente nella Commissione urbanistica, ci siamo confrontati lealmente e abbiamo recepito queste indicazioni, le abbiamo fatte nostre e le abbiamo condivise con la minoranza, votando le linee guida per il piano urbanistico comunale; questo è un confronto serio e trasparente. Ed io mi allontanerei anche da quella che oggi viene più volte richiamata in quest’aula, la cultura del sospetto, è tutto sospetto, si fa questo perché c’è un parente, si fa questo perché c’è un amico, si fa questo perché c’è un capo bastone, un capo partito, la lottizzazione, la concessione edilizia, è tutto un susseguirsi di cultura del sospetto; la cultura del sospetto non porta a nulla, dobbiamo uscirne fuori una volta per tutte e ricondurre il confronto politico a quelli che sono i canoni del rispetto reciproco, della pacatezza, della correttezza, non si può insistere sulla guerra.
Io ho iniziato il mio intervento parlando di guerra; una guerra, forse opportunamente architettate e voluta per evitare che questo piano urbanistico passi l’adozione di questo Consiglio Comunale, per riportarci indietro ai Commissari straordinari, per riportarci indietro nel nulla. Io non voglio scappare dalle responsabilità, sono le responsabilità che ci hanno affidato i cittadini.
Guardi, a qualcuno che ha fatto riferimento alla composizione della Giunta, io non ho seguito il criterio del più votato diventa Assessore perché non mi ritengo adeguato, in questo momento, a ricoprire un incarico di questo genere, soprattutto in una macchina così complessa ed intricata come quella amministrativa; quindi, non mi sono accollato questo onere perché ho rispetto di questa macchina amministrativa, della sua complessità, e soprattutto del fatto che non la conoscevo. Sto cominciando a conoscerla, però non ho la presunzione di dire che la conosco e che sono anche guidarla; forse qualcun altro ce l’ha questa presunzione e qualcun altro l’ha anche decantata. Purtroppo i risultati non gli hanno dato ragione.
Volevo semplicemente riferirmi alla mozione di sfiducia, all’ordine del giorno.
Abbiamo trovato delle sentenze del TAR di Catania, che ha rigettato una mozione di sfiducia proprio perché i limiti della coerenza, delle motivazioni, della veridicità delle contestazioni, riferite al Sindaco, non erano adeguate, erano inconsistenti; io non questa mozione di sfiducia trovo grandi limiti di motivazioni di veridicità e di completezza, perché sono contestazioni che si rifanno, né più e né meno, a quelle del passato; come si può contestare, guardate, una cosa su tutte, emblematica, le mense scolastiche: nel 2007 venivano erogati, dalle mense scolastiche di Assemini, 98.000 pasti, nel 2010 205.000 pasti; più del doppio. Ma sono numeri o che cosa sono?
Ma non è questo il problema, perché il problema vero nessuno lo vuole fare risaltare. Il problema vero qual è? Che fino a ieri coloro che hanno chiesto l’esenzione del pagamento della mensa erano 269 famiglie, ed è un trend che va in aumento giorno dopo giorno; questo è il problema. Non siamo in grado di soddisfare l’utenza, non perché non siamo in grado di fare arrivare 250.000 pasti, ma perché non ci sono le risorse finanziarie per rendere autonomo questo servizio, perché ci sono 269 utenti che chiedono l’esenzione totale, vuol dire che questi utenti non hanno reddito.
Allora, se questi utenti non hanno reddito, forse non è più importante sottolineare questo aspetto? Forse non è più importante andare anche a verificare se le dichiarazioni, che vengono rilasciate, siano mendaci o meno? Perché lo scostamento, cioè la discrepanza tra i livelli di reddito e benessere nelle province italiane ha messo la nostra provincia ai primi posti, cioè da una parte ci sono dichiarazioni che lasciano trasparire una società alla fame, dall’altra c’è un flusso di danaro che fa trasparire il contrario. Allora. sarebbe opportuno anche andare a fare delle verifiche.
Poi, signor Sindaco, innanzitutto le riconosco l’onestà, che è una peculiarità che i politici dovrebbero avere al primo posto, la cosa caratterizzante, io gliela riconosco nella sua persona e nella sua funzione politica; ma dobbiamo cambiare anche comunicazione, forse un limite di questa Amministrazione è stato quello di non riuscire a comunicare all’esterno la nostra attività, il nostro impegno, perché io non ci sto, ma come me penso anche tutti i colleghi della maggioranza non ci stiamo ad essere tacciati di immobilismo, di incapacità, perché l’impegno da Consiglieri Comunali lo abbiamo profuso, ce l’abbiamo messo, e cavolo se ce l’abbiamo messo, abbiamo sottratto tempo alle nostre famiglie, alle nostre professioni, ai nostri interessi, e l’abbiamo fatto, ve lo assicuro, sicuramente non per un tornaconto economico visto che per tutta la vita ci siamo sempre sostentati economicamente con i nostri lavori, che non sono certo dati dal Comune di Assemini.
Con questo volevo rigettare al mittente certe insinuazioni di basso livello e, quindi, volevo riportare ancora una volta l’attenzione su questa, che era la mozione tre di sfiducia. Penso che sia una azione evidente, leggevo oggi sulla stampa che è stato eletto il nuovo Segretario del PD, penso che sia una mossa evidente per riportare all’azione politica, quella concreta, quella anche propagandistica, il partito dalla minoranza. Ben venga, è una azione, da questo punto di vista, che capisco, non la condivido, la capisco; ma, secondo me, non è la giusta strada da seguire per produrre quella collaborazione che questa maggioranza, che anche il Sindaco vi ha chiesto all’inizio della legislatura. I problemi di Assemini non sono i problemi della maggioranza o della minoranza, sono i problemi dei cittadini di Assemini, cioè quando io ho visto veramente questo scontro così acceso e strano sulla scuola, mi sono preoccupato, onestamente mi sono preoccupato, perché, guardate, se passate in corso Europa ci sono ancora le inferriate del muro di recinzione della scuola di corso Europa, con ancora avvolto quel nastro di imballaggi grosso così, è un nastro che è stato usato per appendere degli striscioni, dei manifesti, perché l’anno scorso venne fatta una manifestazione. Ecco, coloro che hanno utilizzato quel nastro, che hanno abbruttito un’inferriata che ha già i suoi problemi, l’hanno lasciata lì, è ancora lì; c’è gente che protesta, che sono i primi a scendere in campo, a manifestare che tutto va male, che tutto va storto, però sono anche i primi ad abbruttire un bene comunale, un immobile comunale e non porvi rimedio. Questa, dal punto di vista educativo, è l’immagine più sbagliata che si possa dare ai nostri bambini.
Quindi, ecco, il problema, dicevo il problema della comunicazione, che deve essere migliorata, perché no, anche scegliendo un addetto stampa, scegliendo un percorso diverso di comunicazione verso l’esterno, perché giustamente il cittadino ha bisogno di sapere, deve conoscere; direte: abbiamo rifatto il sito del Comune, OK, ma non tutti navigano su Internet, non tutti hanno questa accortezza; allora, ci sono altri mezzi, che sicuramente saremo in grado di individuare, per comunicare con la cittadinanza, per comunicare anche le criticità perché, attenzione, non si comunicano solo le positività. Sicuramente noi dobbiamo porre attenzione a quelli che sono i richiami della nostra cultura e delle nostre tradizioni, e in questo non possiamo dimenticarci, in questo modo particolare, del comparto agricolo; mentre a livello regionale c’è una vertenza, che quasi tutti cercano di inquadrare dal punto di vista del mondo pastorale, del mondo degli allevatori, non dimentichiamoci che Assemini ha una forte tradizione e una forte caratterizzazione dal punto di vista agricolo. Noi dobbiamo farci carico e porci in prima fila come sostenitori delle istanze dei nostri cittadini, che operano in quei settori.
Ci sarebbe tanto da dire in un intervento sicuramente caratterizzato politicamente come questo, e ci sarebbero anche tanti motivi per rilanciare accuse e discolpe, ma io volevo fare una precisazione: nell’ultimo Consiglio Comunale, quello in cui si è detto che l’Assessore all’ambiente sarebbe lasciato solo al suo destino, che l’avrebbe sostenuta solo il Consigliere di riferimento ed il signor Sindaco, c’ero anche io, anche io sono intervenuto, ma qui non è a discolpa, in favore o contro, sono intervenuto su delle considerazioni concrete, su passaggi concreti, su fatti; sono andato, innanzitutto, a mettere in evidenza, e questo è un risultato innegabile, che la raccolta differenziata nel Comune di Assemini ha raggiunto percentuali intorno al 70%; questo è un dato di fatto, poi ognuno lo può interpretare a modo suo. A parer mio, forse io vado in un supermercato diverso da quello dei colleghi della minoranza, però nei supermercati che frequento io, che la cittadina abbia subito un miglioramento è innegabile, dal punto di vista della pulizia e dello smaltimento dei rifiuti, è sotto gli occhi di tutti, e ho anche detto: certamente il servizio va migliorato, certamente va messo in atto tutto quanto sia possibile mettere in atto per far rispettare nei minimi dettagli il contratto d’appalto, però non buttiamo via il bambino con tutta l’acqua sporca, cioè stiamo attenti anche a diffondere messaggi sbagliati, perché la cultura del sospetto poi genera la cultura della violenza, la cultura del partito preso, la cultura della contestazione a tutti i costi.
Come vede, io sono dell’idea che la serenità ed il confronto, sottolineato dal rispetto, porterà questa maggioranza a confrontarsi serenamente con la minoranza. Possiamo metterci alle spalle questo passaggio, questa mozione di sfiducia e mettere davanti ai nostri obiettivi gli interessi dei cittadini di Assemini, in primo punto la messa in sicurezza del territorio, il piano urbanistico comunale, la piscina e tutti quegli altri punti, che io sono sicuro che questa Amministrazione sarà in grado di portare a termine.
Grazie.
P.S. ci scusiamo per gli errori dovuti alla
registrazione informatica.

martedì 2 novembre 2010

MIGNOTTOPOLI


Ancora impietriti per la tragedia che ha visto sciogliersi nel fango un pezzo di collina nei dintorni di Massa (tre le vittime recuperate)eccoci a sfogliare i giornali nazionali per cercare di fare il punto della situazione.
La notizia che rimbalza da un quotidiano all'altro ha poco a che spartire con la sicurezza del territorio e la mitigazione idraulica, solo in qualche articolo ci ricordano che il 95% del territorio nazionale è a forte rischio idrogeologico...auguri ci verrebbe da dire.
Purtroppo gli osservatori della politica nazionale hanno trovato ben altre motivazioni con cui impegnare i propri ragionamenti: il bunga bunga!
Sappiamo che il nostro è un paese di timorati di Dio e fedeli osservatori delle leggi cristiane ma di questi tempi la centralità del sesso nella vita pubblica sembra essere totale.
All'improvviso si aprono scenari imprevedibili e non c'è ora che passa senza introdurre una novità, escort, spacciatori, festini, pentite, minorenni e cacchi vari, tutto fa brodo quando dentro la pentola dev'essere bollito il premier.
La cosa farebbe sorridere allegramente se dietro non si paventasse un disegno improbabile ma possibile: un disegno che prevede l'"abbattimento del tiranno" a mezzo di orde di mignotte.
L'Europa osserva, il mondo osserva tra il serio e faceto cercando di farsene una ragione, possibile che l'italica penisola sia diventata all'improvviso un casino?
O forse appartiene alle debolezze di questa società lo scambio di favori sessuali a qualsiasi titolo, l'esempio classico in certi posti di lavoro dove inferiori cercano di fare carriera portandosi a letto qualche anziano superiore e magari riescono anche ad ottenere qualche vantaggio.
Chissà se tutto questo sarà capitato nel paese perbenista in cui ci troviamo a vivere, fatto sta che in questi giorni il giornalismo nazionale sembra una fucina di mignotte chiaccherone...all'improvviso tutte si ricordano dei politici, dei festini e delle orge.
Onestamente siamo preoccupati, sarebbe più opportuno dedicare le attenzioni dell'informazione nazionale alle colline che si sciolgono nel fango, alle vittime generate da queste sciagure, ad un piano per la mappatura e la messa in sicurezza del territorio.
Da queste parti il 22 Ottobre di due anni fa, il fango si è lasciato alle spalle cadaveri e distruzione, i lavori per la messa in sicurezza di quelle zone ancora non partono.
Delle prodezze sessuali dei nostri politici e delle mignotte che frequenterebbero (a detta delle stesse) non ce ne frega un bel nulla, il moralismo dei puritani ipocriti non serve a risolvere i problemi sempre più drammatici e molteplici che affliggono i cittadini.
Un autunno infuocato zeppo di tensioni e scontri sembra far da apripista ad una mignottopoli di cui non conosciamo l'origine e di cui ci preoccupa l'imprevedibile evoluzione.