
Una visione molto realistica di questa cittadina e della sua classe dirigente....
Assemini. Il primo miracolo c'è già stato: cinque anni fa i candidati alla poltrona di sindaco erano addirittura dieci. Oggi sono appena quattro. Uno del centrodestra, con sette liste al seguito, tre dello schieramento opposto, spezzettato tra Pd, Italia dei valori e Sinistra Europea.
Il villaggio delle risse oggi è un ricordo. L'ultimo dibattito fra i quattro leader in campo, organizzato come sempre dal parroco, stavolta è filato liscio, senza attacchi personali e senza quella passione (spesso cattiva) che da sempre colorano le elezioni da queste parti. Come nel 2003, quando dieci candidati indiavolati, uno contro l'altro armati, fecero paura persino al prete, che rinunciò al faccia a faccia per non essere testimone di una possibile rissa. A uscire vittorioso da quella polveriera fu, al ballottaggio, il candidato più forte del momento: Luciano Casula del centrosinistra. Da allora molto è cambiato, non solo nel clima e negli umori. Vuoi perché i notabili non hanno più l'animosità di altre stagioni, tutti invecchiano, vuoi perché c'è finalmente un Piano urbanistico, approvato dal Consiglio comunale nel 2007, che ha messo a tacere molti tromboni dell'edilizia privata.
Anche la clamorosa storia del falso ingegnere a capo dell'Ufficio tecnico ha fatto vergognare diversi potenti, scesi in fretta dal palco delle autorità per non essere coinvolti. È cambiato molto altro ancora in questo villaggio, che continua a crescere negli abitanti (seicento all'anno, la gran parte in fuga da Cagliari), dove l'edilizia è inarrestabile tra villette a schiera e palazzine e dove tutti sono orgogliosi di vivere in un comune considerato dagli esperti "l'unico possibile polo d'attrazione a nord ovest del capoluogo". A maggio il centrosinistra, con le primarie, ha scaricato l'inossidabile Luciano Casula e scelto a larga maggioranza Simone Rivano, 34 anni, molto più giovane del predecessore e capogruppo uscente del Pd. Il cambio generazionale ai più è apparso come l'ennesimo segnale di rottura con la rete avvolgente delle solite famiglie, alle quali è sempre piaciuto soffiare sul collo degli amministratori di centrosinistra o centrodestra a seconda delle circostanze e degli interessi.
I democratici avrebbero voluto presentarsi compatti, non ci sono riusciti. Rivano ha raccolto il sostegno dei Comunisti italiani e della lista civica Rinnovamento, ma è stato murato da Italia dei valori e ha rifiutato di allearsi con la Sinistra. Per motivi diversi, Massimo Sanna (Idv) e Giancarlo Lecis (Rc) hanno scelto così di correre da soli, dimezzando nei fatti il potenziale del Pd. Oggi Rivano sa bene che vincere al primo turno per lui sarà difficile - parte dal 34,5 per cento delle politiche - e pensa già al ballottaggio: gli apparentamenti potrebbero garantirgli il successo finale. Ma allearsi non sarà facile, scorie e invidie sono dappertutto. Ad aprile Di Pietro e i suoi qui hanno raccolto un entusiasmante 4 per cento e con il petto gonfio per quell'exploit vogliono cavalcare ancora la tigre: presuntuosi? La Sinistra ha trattato con il Pd ma l'odioso strappo nazionale era troppo fresco per essere dimenticato. Ancora scossi i rifondaioli, duri e puri, hanno preteso la corsa solitaria spinti dalla voglia di riscatto dopo la figuraccia patita alle politiche: orgogliosi.
Se nel centrosinistra il clima è ancora caldo, sul fronte opposto c'è un ex sindaco, Paolo Mereu, che ha chiuso subito il recinto e lo squadrone dei moderati, Udc compreso, è stato così catechizzato prima di qualsiasi ribellione. Poi ha incassato il sostegno del Psd'Az e della civica Popolo dell'Autonomia, coalizione voluta da Fortza Paris (ad Assemini vive il presidente nazionale Gianfranco Scalas) e dall'Uds di Mario Floris, che qui ha un consistente bacino elettorale. Sceso in campo con le spalle corazzate, Paolo Mereu sa che il suo esercito può vincere al primo turno (alle politiche il solo Pdl ha raccolto poco meno del 46 per cento e con i cinque punti e mezzo portati in dote da Casini e sardisti arriverebbe ben oltre la metà) ma vive sulla pelle anche il rischio di finire subito ostaggio degli alleati. Gli è già successo alla fine degli anni novanta, quando vinse facile e dopo pochi mesi fu sfiduciato. Adesso gli stessi miscredenti, oggi pentiti, lo portano in processione quasi fosse l'indimenticabile Madonnina di Assemini, quella delle lacrime rosso sangue, mai riconosciuta come miracolosa dalla chiesa e neanche dalla magistratura. A Mereu la lezione è servita e lui nell'accettare ha imposto a tutti voto di castità e assoluta devozione. Ma nel segreto dell'urna potrebbe riesplodere la rissa e allora il villaggio ritornerebbe a essere quello che è stato: un covo di indiavolati.
(13 giugno 2008)
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