sabato 27 novembre 2010

ALIGA


Sono trascorsi trent'anni da quando passeggiavo a mergellina, piedigrotta e toledo, i quartieri rinomati di Napoli, ancora adolescente, rimasi colpito dalle bancarelle variopinte e dagli urlatori di strada...a Napoli tutto avviene in strada, si nasce, si cresce, si vive.
I mercati rionali, danno l'idea di un popolo che quotidianamente vuole combattersi l'esistenza senza lesinare energie e tutti insieme innamorati del Napoli calcio e di San Gennaro, insomma un quadro borbonico di una società che ha fatto costume.
Nell'arco di questi trent'anni sono ricapitato a Napoli tantissime volte il paesaggio sempre pittoresco e quella colata di cemento indiscriminato che dal vesuvio si riversa sino al mare, colori e suoni di una società che ama vivere nel frastuono talvolta improvvisando soluzioni impensabili.
Ma c'è qualcosa che nel tempo, sembra essere rimasta sospesa nel nulla, la sciagurata gestione dei rifiuti, ricordo piazza plebiscito, i dintorni del maschio angioino, i quartieri spagnoli, fuorigrotta e tante altre zone, dappertutto si notavano rifiuti abbandonati alla meglio ai bordi delle strade.
Negli ultimi anni quello che era considerato un quasi normale costume, ha assunto le dimensioni di una tragedia internazionale, cataste di rifiuti si accumulano sui marciapiedi, in tutte le strade della città.
Le periferie non sono da meno e davanti ad uno scempio simile le soluzioni da attuare diventano sempre più complesse, non si può pensare di risolvere un problema di queste dimensioni se non c'è la piena consapevolezza degli attori principali che detto problema va risolto strutturalmente e in loco.
L'"aliga" spedita in Sardegna due anni or sono è opera di una decisione d'emergenza presa nelle stanze del potere da poche menti pensanti, ci risulta che lo smaltimento di diverse tonnellate di quei rifiuti "indifferenziati" sia ancora da saldare.
Ma questo è l'aspetto secondario, i sardi si sa, siamo generosi e non ci tiriamo mai indietro quando c'è da aiutare chi è in difficoltà, ma se quest'evento invece di un'eccezione fosse la regola o peggio ancora la soluzione scontata per problemi annosi come questo, allora diciamo NO.
No all'"aliga" della campania, No a questo modo di trattare il nostro territorio e la nostra gente, le esalazioni dei rifiuti partenopei sono nocive tanto per loro quanto per noi, la solidarietà è una nostra risorsa ma questa non dev'essere intesa come il ricettacolo delle incapacità altrui.
Non vogliamo entrare nel merito delle responsabilità da attribuire a coloro che hanno determinato questo stato di cose, è un problema relativo che ci interessa molto marginalmente, ciò che non possiamo tollerare è il concetto che la Sardegna venga utilizzata come riccettacolo dei problemi della penisola e...basta, questo, onestamente non possiamo accettarlo.
Se proprio devono portarla altrove, l'Italia è una grande paese ed i siti non mancheranno, ma sarebbe giusto che coloro che hanno responsabilità gestionali e amministrative in campania trovino nei loro territori le soluzioni ai loro problemi una volta per tutte, oggi ci sono emergenze ancora più gravi dell'"aliga" napoletana!