domenica 19 dicembre 2010

PILI : RISCHIO SPECULAZIONE IMMOBILIARE


Interrogazione parlamentare di Mauro Pili
PILI : RISCHIO SPECULAZIONE IMMOBILIARE
SULLA BOMBA ECOLOGICA DELL’EX FAS
L’INGRESSO DI CAGLIARI SAREBBE BLOCCATO DA UN INSEDIAMENTO DI 10.000 ABITANTI

...“Una bomba ecologica all’ingresso di Cagliari, centinaia di migliaia di metri cubi di volumetria industriale acquistati per quattro soldi, nessuna garanzia per la bonifica ambientale e soprattutto il progetto di una nuova città capace di congestionare all’inverosimile la principale porta d’accesso alla capitale della Sardegna”.

La denuncia è del deputato sardo Mauro Pili che ad aprile scorso aveva messo nero su bianco con una puntuale interrogazione ai Ministri competenti il progetto di una mega speculazione urbanistico immobiliare nell’area dell’ex FAS di Elmas, proprio all’ingresso di Cagliari.

Stamane alla Camera Pili ha chiesto ai Ministri di rispondere con urgenza all’interrogazione per la quale sarebbero stati già acquisiti tutti i documenti necessari.

“Siamo davanti ad un progetto – sostiene Pili - che per procedure, destinazioni urbanistiche e impatto ambientale, rischia di stravolgere l’assetto già precario dell’area vasta di Cagliari, pregiudicando in modo definitivo il già congestionato ingresso alla capitale della Sardegna”.

“Ci sono troppi elementi di questo affare – sostiene Pili – che devono essere chiariti. A partire dalle bonifiche ambientali. Nessuno, per esempio, – sostiene Pili – ha definito il costo degli interventi ambientali e certamente questo compito deve essere affidato ad un soggetto terzo, non certo al privato ma nemmeno al Comune. E’ quantomeno inopportuno – come invece è stato fatto – sostenere che per compensare un alto costo delle bonifiche occorre assegnare maggiori volumetrie residenziali ai privati”.

“L’area dell’ex Fas deve essere bonificata a prescindere dallo sviluppo immobiliare, e non può essere avanzata nessuna compensazione di quei costi sul piano urbanistico, qualsiasi altra interpretazione risulterebbe illegittima e illegale” – sostiene Mauro Pili.

“Un intervento di questa natura, in un’area così sensibile sia sul piano ambientale che territoriale, non può essere affrontato nel silenzio più totale e soprattutto senza un coordinamento regionale e provinciale. Le implicazioni sono di tale rilievo che è impensabile che lo sviluppo urbanistico dell’ingresso della principale città della Sardegna venga deciso senza il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali interessati, a partire proprio dal Comune di Cagliari, dalla Regione e dalla Provincia.”

“E’ indispensabile che il Ministro dell’Ambiente – sostiene Pili -disponga con urgenza una verifica di concerto con l’assessorato regionale dell’Ambiente per accertare la reale situazione del disinquinamento e della bonifica ambientale. Prima di qualsiasi atto devono essere codificate le condizioni di bonifica e i relativi costi e fornite le opportune garanzie per il ripristino. La bonifica non la possono pagare né i Comuni, né la Regione, e tantomeno si può ricorrere alla trasformazione residenziale di quei volumi con l’unico intento di favorire un affare sulle spalle dei cittadini”.

“L'area dell’ex FAS, per tipologia e caratteristiche, potrebbe rispondere ai criteri di individuazione dei siti inquinati d'interesse nazionale e per questo motivo è indispensabile un immediato approfondimento ministeriale” – sostiene ancora il parlamentare sardo. Le norme – aggiunge Pili – esplicitano con chiarezza l'obbligo del proprietario del sito contaminato di farsi carico degli oneri connessi alla messa in sicurezza e bonifica nonché quelli conseguenti all'accertamento di ulteriori danni ambientali. Qualsiasi tentativo diverso confligge con la legge e con la corretta amministrazione”.

“Gli interventi di bonifica e messa in sicurezza – ribadisce Pili- devono essere verificati dal Ministero e dalla Regione e la quantificazione degli oneri deve essere iscritta, come previsto dalle norme vigenti, nel certificato di destinazione urbanistica. Questo è il primo passaggio da definire, qualsiasi altra strada amministrativa oltre ad essere illegittima favorirebbe una speculazione immobiliare destinata a compromettere l’intera area metropolitana di Cagliari”.

“L'affermazione contenuta nella delibera del Consiglio comunale di Elmas del 18 gennaio 2010 sull'area ex FAS, dove si afferma che la soluzione di bonifica richiesta «risulta particolarmente onerosa per l'operatore privato e crea in capo allo stesso un onere superiore rispetto a quello richiesto dalla legge» - ribadisce Pili - è destituita di ogni verifica e rappresenta un vulnus nell’applicazione della legge”.

“Non può essere il Comune – sostiene Pili - a definire il costo della bonifica e soprattutto non può disporre un “pagamento” delle stesse con una compensazione urbanistica”.

“Il presunto progetto di riqualificazione dell'area, con la paventata sostanziale modifica della destinazione urbanistica, - sostiene Pili - confligge con le principali funzioni pubbliche dell'area. La viabilità statale interessata a quell'area, con la funzione di raccordo di tutto il sud Sardegna con l'aeroporto di Elmas e lo stesso ingresso a sud della città di Cagliari, risulterebbe – prosegue il deputato - fortemente compromessa. Il congestionamento di quell’area avrebbe, poi, un impatto pesantissimo sulle infrastrutture aeroportuali strategiche della Sardegna”.

“Il carico urbanistico, – conclude Pili - risulterebbero ipotizzati oltre 10.000 nuovi residenti e strutture commerciali fruibili da decine di migliaia di utenti al giorno, sarebbe senza alcun dubbio in contrasto con i piani di sviluppo aeroportuali valutati da Enac e della viabilità statale pianificati e realizzati da Anas di concerto con la regione Sardegna”.

domenica 12 dicembre 2010

CHIACCHERE E DISTINTIVO



Le vicende della cittadina sembrano essere note a tutti, in particolare agli osservatori attenti e frustrati che insistono nella narrazione sproloquiata delle inevitabili tragedie che investono i cittadini.
Mamma mia che paura!
L'autorevolezza nasce tra una birra e un'altra in un susseguirsi di tappi che volano, prove di audacia politica che nella storia non avevamo mai avuto l'onore di conoscere.
Ci sentiamo a disagio e sicuramente avremo tempo per espiare le colpe che ci vengono affibiate con cadenza quasi quotidiana, l'illazione è di moda nella realtà in cui viviamo, sicuramente non saranno le prime e nemmeno le ultime.
Un gioco al massacro fatto di chiacchere e...basta..solo chiacchere sparacchiate quà e la senza un fine preciso se non quello di spostare l'attenzione sui fatti concreti compiuti e impuniti.
Cittadini ci segnalano da tempo anamolie che solo certuni titolari della miserevole nobiltà locale avrebbero diritto di compiere senza incorrere nelle dovute sanzioni perciò a seguire mandiamo in onda alcune delle inadempienze segnalateci dai "comuni mortali".
Siamo sereni e talmenti impegnati ad occuparci dei problemi della cittadina che non vorremo sprecare neanche un minuto con le maldicenze bettolare...lasciamo a chi ci segue la tranquillità di osservare i fatti e ragionarci sopra lasciando da parte elucubrazioni e deliri d'onnipotenza che qualcuno, drogato di protagonismo cerca di rifilarci in continuazione...

Ai sensi dell'art. 23 del D.P.R. 380/2001 sarebbe stato ordinato ad un "politico" (concedeteci l'eufemismo) locale di non effettuare gli interventi previsti con una DIA per la realizzazione di un'opera sita in zona agricola.
Un piccolo dettaglio...quando è stata presentata la DIA, l'opera era già stata realizzata in spregio a tutte le norme vigenti...altrochè chiacchere!

venerdì 10 dicembre 2010

UN PUC PER ASSEMINI


COMITATO PER L'APPROVAZIONE DEL PUC DI ASSEMINI

Assemini attende uno strumento urbanistico ormai da 40 lunghi anni, non sarà nostra prerogativa andare indietro nel tempo alla ricerca di responsabilità o di congiunture negative che hanno impedito ai citttadini di avere uno strumento urbanistico adeguato alle loro esigenze di vivibilità e di sviluppo.

I dati che la statistica ci mette a disposizione parlano chiaro, la crisi economica ha messo in grande difficoltà il mercato immobiliare, cresce l'invenduto e contemporaneamente i prezzi delle aree e degli immobili restano alti, è dimostrato ampiamente che laddove vige un piano urbanistico, i prezzi delle aree calano le attività riprendono coraggio, la cittadina si specchia in una nuova strategia identitaria del territorio.

E' un passaggio che non può essere delagato ai capricci di poche menti pensanti e nemmeno agli interessi di qualche gruppo di potere, i cittadini devono essere protagonisti del loro futuro e comunque capaci di dar voce alle leggittime aspettative.

E' indispensabile essere attenti e vigili e soprattutto impedire che inutili e dannose attese ingiustificate ed ingiustificabili vadano a mortificare ulteriormente le aspettative dei contribuenti che ad oggi hanno visto dilapidare un vero e proprio patrimonio per l'elaborazione progettuale del puc senza per altro veder raggiunto un risultato concreto.



Dare vita a un processo inclusivo significa delegare il potere di decidere ad altri?

No!

Siamo consapevoli che in generale coloro che non sono disposti a condividere le loro decisioni e le loro scelte con altre persone possono costituire un problema.

Si tratta per lo più di politici, amministratori pubblici, di imprenditori che temono di perdere il loro ruolo o di dover rinunciare ai loro interessi.Ma ci preme evidenziare che “sopprimere od ostacolare la partecipazione nella progettazione dell’ambiente non solo è sbagliato, ma è soprattutto un’interferenza indebita”. Gli amministratori non dovrebbero mai sottrarre alle persone quel controllo del processo che ad esse spetta.

La partecipazione è un’attività umana che, se svolta in modo corretto, può consentire alle persone di perseguire i loro bisogni in un modo coerente; un’attività che va a vantaggio di tutta la comunità.



La crisi immobiliare italiana durerà anni:

- le banche non concedono più mutui come prima ma vagliano la solvibilità del cliente

- la disoccupazione aumenta - i pignoramenti aumentano

- il numero di immobili invenduti aumenta

- i costruttori sono costretti a fare permute di alcuni appartamenti a causa della mancanza di liquidità

- in quasi tutti i cantieri si trova almeno una permuta ed un enorme numero di immobili invenduti

- i nuovi cantieri del 2011 hanno già prezzi inferiori dell'ordine di un 10% rispetto ai vecchi

- sempre più persone prendono coscienza che gli immobili sono notevolmente sopravvalutati



I prezzi per le nuove costruzioni scenderanno per via di questi fattori:

+ la crisi costringe i fornitori dei costruttori ad abbassare i prezzi

+ la crisi ridimensiona i prezzi dei terreni edificabili

+ tutta la filiera si sta adeguando al ribasso (materiali, fornitori e professionisti del settore)

+ i costruttori diminuiscono leggermente i propri margini

+ i costruttori migliorano: massima efficacia con il minimo di scarto, di spesa, di risorse e di tempo impiegati

mercoledì 8 dicembre 2010

PASQUALE L'INFERMIERE


Franco Califano (Già arrestato nel 1970 per possesso di stupefacenti, dove fu coinvolto anche Walter Chiari, finisce nuovamente in carcere per lo stesso motivo e per porto abusivo di armi nel 1983, questa volta insieme al conduttore televisivo Enzo Tortora. Durante quest'ultima esperienza carceraria ha composto l'album Impronte digitali, che si basa soprattutto su spunti di quel periodo. In entrambi i processi Califano è stato assolto perché il fatto non sussiste. Califano lo ha ripetutamente ricordato nei suoi libri e nelle sue interviste.), noto cantautore italiano, è stato insignito della Laurea Honoris Causa in Filosofia all'università di New York, prima di lui la stessa università aveva donato la Laurea a Edoardo De Filippo e all'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Franco califano è l'autore di una famosa canzone che s'intitola "PASQUALE L'INFERMIERE", un testo che già vent'anni or sono deliziava le giornate uguali, duri e infuocate di coloro che prestavano il fianco ad un certo Saddam, oggi la filosofia del Califfo ha tutt'altra interpretazione.

sabato 27 novembre 2010

ALIGA


Sono trascorsi trent'anni da quando passeggiavo a mergellina, piedigrotta e toledo, i quartieri rinomati di Napoli, ancora adolescente, rimasi colpito dalle bancarelle variopinte e dagli urlatori di strada...a Napoli tutto avviene in strada, si nasce, si cresce, si vive.
I mercati rionali, danno l'idea di un popolo che quotidianamente vuole combattersi l'esistenza senza lesinare energie e tutti insieme innamorati del Napoli calcio e di San Gennaro, insomma un quadro borbonico di una società che ha fatto costume.
Nell'arco di questi trent'anni sono ricapitato a Napoli tantissime volte il paesaggio sempre pittoresco e quella colata di cemento indiscriminato che dal vesuvio si riversa sino al mare, colori e suoni di una società che ama vivere nel frastuono talvolta improvvisando soluzioni impensabili.
Ma c'è qualcosa che nel tempo, sembra essere rimasta sospesa nel nulla, la sciagurata gestione dei rifiuti, ricordo piazza plebiscito, i dintorni del maschio angioino, i quartieri spagnoli, fuorigrotta e tante altre zone, dappertutto si notavano rifiuti abbandonati alla meglio ai bordi delle strade.
Negli ultimi anni quello che era considerato un quasi normale costume, ha assunto le dimensioni di una tragedia internazionale, cataste di rifiuti si accumulano sui marciapiedi, in tutte le strade della città.
Le periferie non sono da meno e davanti ad uno scempio simile le soluzioni da attuare diventano sempre più complesse, non si può pensare di risolvere un problema di queste dimensioni se non c'è la piena consapevolezza degli attori principali che detto problema va risolto strutturalmente e in loco.
L'"aliga" spedita in Sardegna due anni or sono è opera di una decisione d'emergenza presa nelle stanze del potere da poche menti pensanti, ci risulta che lo smaltimento di diverse tonnellate di quei rifiuti "indifferenziati" sia ancora da saldare.
Ma questo è l'aspetto secondario, i sardi si sa, siamo generosi e non ci tiriamo mai indietro quando c'è da aiutare chi è in difficoltà, ma se quest'evento invece di un'eccezione fosse la regola o peggio ancora la soluzione scontata per problemi annosi come questo, allora diciamo NO.
No all'"aliga" della campania, No a questo modo di trattare il nostro territorio e la nostra gente, le esalazioni dei rifiuti partenopei sono nocive tanto per loro quanto per noi, la solidarietà è una nostra risorsa ma questa non dev'essere intesa come il ricettacolo delle incapacità altrui.
Non vogliamo entrare nel merito delle responsabilità da attribuire a coloro che hanno determinato questo stato di cose, è un problema relativo che ci interessa molto marginalmente, ciò che non possiamo tollerare è il concetto che la Sardegna venga utilizzata come riccettacolo dei problemi della penisola e...basta, questo, onestamente non possiamo accettarlo.
Se proprio devono portarla altrove, l'Italia è una grande paese ed i siti non mancheranno, ma sarebbe giusto che coloro che hanno responsabilità gestionali e amministrative in campania trovino nei loro territori le soluzioni ai loro problemi una volta per tutte, oggi ci sono emergenze ancora più gravi dell'"aliga" napoletana!

lunedì 22 novembre 2010

Miseria e nobiltà


Da quando la moda ha messo in rilievo l'usanza di sperperare il "denaro pubblico", non hanno certo perso tempo alcuni tromboni-trombati della politica indigena ad esprimere le loro inevitabili intuizioni e giù improperi e illazioni verso coloro che di pubblica finanza farebbero utilizzo sconsiderato.
Capiamo sicuramente la predisposizione genetica ad occuparsi di certi temi, basti portare indietro nel tempo la memoria ed eccoci al natale di due anni fa, le televisioni regionali, paghe dei 10000 euro elargiti dalla nostra comunità, mandavano in onda spot a gò-gò che promuovevano l'arrivo miracoloso di un gruppo etnico-folk di un certo rilievo....ottima pubblicità, salvo accertare dopo che di tale gruppo non c'è mai stata traccia!
Difficile definire un fenomeno simile, pare che dalle nostre parti non sia mai accaduto, a modo suo, il responsabile di tanto genio inespresso ha fatto il miracolo (in senso inverso)che poi si è andato perfezionando solo qualche tempo dopo, quando dagli stessi canali televisivi un folkloristico trallalera ci ha rispedito le immagini del geniale amministratore.
E' vero, non abbiamo saputo dare risposte a queste coincidenze, abbiamo sollecitato l'intervento della Corte dei conti e della Procura per verificare se magari dietro le quinte di un simile sortilegio vi sia qualcosa di anomalo da riscontrare o peggio qualcosa di spudoratamente premeditato alle spalle degli ignari cittadini.
E' anche vera la genuinità degli spot elettorali mandati in onda...roba nobile d'altri tempi che noi comuni mortali di questo borgo natìo non siamo in grado di capire, anzi non abbiamo neanche il diritto di chiederci perchè i nostri denari siano stati sperperati in quel modo.
Sono cose da nobili, nobili che custodiscono nel loro animo l'istinto bestiale di una indescrivibile miseria....

mercoledì 17 novembre 2010

ATTIVITA’ GIORNALISTICA e PRIVACY: CODICE DEONTOLOGICO


Siamo molto preoccupati da un certo modo di fare "giornalismo", rispettiamo le idee che non condividiamo e l'operato di coloro che si cimentano nella stampa e nei media in genere.
Ci preoccupa constatare che talvolta oltre s diffondere una notizia che può avere interesse e rilevanza pubblica, si va a ledere il sacrosanto diritto alla privacy riconosciuto a qualsiasi cittadino.
Nella fattispecie, divulgare il fatto che un cittadino non sia presente nella propria residenza per alcuni giorni,ci sembra un modo per esporre la famiglia dello stesso a pericoli che onestamente riteniamo evitabili.
Ben venga la cronaca con critica (a senso unico) al seguito, ben venga anche loscuramento delle notizie più importanti a vantaggio di quelle di poco conto, ma attenti a violare le più elementari regole che salvaguardano la privacy dei cittadini impegnati in politica o meno.



ATTIVITA’ GIORNALISTICA e PRIVACY: CODICE DEONTOLOGICO

Articolo 1 - Principi generali

1. Le presenti norme sono volte a contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto dei cittadini all'informazione e con la libertà di stampa.

2. In forza dell'art. 21 della Costituzione, la professione giornalistica si svolge senza autorizzazioni o censure. In quanto condizione essenziale per l'esercizio del diritto-dovere di cronaca, la raccolta, la registrazione, la conservazione e la diffusione di notizie su eventi e vicende relativi a persone, organismi collettivi, istituzioni, costumi, ricerche scientifiche e movimenti di pensiero, attuate nell'ambito dell'attività giornalistica e per gli scopi propri di tale attività, si differenziano nettamente per la loro natura dalla memorizzazione e dal trattamento di dati personali ad opera di banche-dati o altri soggetti. Su questi princìpi trovano fondamento le necessarie deroghe previste dai paragrafi 17 e 37 e dall'art. 9 della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea del 24 ottobre 1995 e dalla legge n. 675 del 1996.



Articolo 2 - Banche-dati di uso redazionale e tutela degli archivi personali dei giornalisti

1. Il giornalista che raccoglie notizie per una delle operazioni di cui all'art. 1, comma 2, lettera b), della legge n. 675 del 1996 rende note la propria identità, la propria professione e le finalità della raccolta, salvo che ciò comporti rischi per la sua incolumità o renda altrimenti impossibile l'esercizio della funzione informativa; evita artifici e pressioni indebite. Fatta palese tale attività, il giornalista non è tenuto a fornire gli altri elementi dell'informativa di cui all'art. 10, comma 1, della legge n. 675 del 1996.

2. Se i dati personali sono raccolti presso banche-dati di uso redazionale, le imprese editoriali sono tenute a rendere noti al pubblico, mediante annunci, almeno due volte l'anno, l'esistenza dell'archivio e il luogo dove è possibile esercitare i diritti previsti dalla legge n. 675 del 1996. Le imprese editoriali indicano altresì fra i dati della gerenza il responsabile del trattamento al quale le persone interessate possono rivolgersi per esercitare i diritti previsti dalla legge n. 675 del 1996.

3. Gli archivi personali dei giornalisti, comunque funzionali all'esercizio della professione e per l'esclusivo perseguimento delle relative finalità, sono tutelati, per quanto concerne le fonti delle notizie, ai sensi dell'art. 2 della legge n. 69 del 1963 e dell'art. 13, comma 5, della legge n. 675 del 1996.

4. Il giornalista può conservare i dati raccolti per tutto il tempo necessario al perseguimento delle finalità proprie della sua professione.

Articolo 3 -Tutela del domicilio

1. La tutela del domicilio e degli altri luoghi di privata dimora si estende ai luoghi di cura, detenzione o riabilitazione, nel rispetto delle norme di legge e dell'uso corretto di tecniche invasive.

Articolo 4 - Rettifica

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2. In relazione a dati riguardanti circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico, è fatto salvo il diritto di addurre successivamente motivi legittimi meritevoli di tutela.

Articolo 6 - Essenzialità dell'informazione

1. La divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale non contrasta con il rispetto della sfera privata quando l'informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione dell'originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti.

2. La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica.

3. Commenti e opinioni del giornalista appartengono alla libertà di informazione nonché alla libertà di parola e di pensiero costituzionalmente garantita a tutti.

Articolo 7 - Tutela del minore

1. Al fine di tutelarne la personalità, il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, né fornisce particolari in grado di condurre alla loro identificazione.

2. La tutela della personalità del minore si estende, tenuto conto della qualità della notizia e delle sue componenti, ai fatti che non siano specificamente reati.

3. Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca; qualora, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo restando i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, dovrà farsi carico della responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell'interesse oggettivo del minore, secondo i princìpi e i limiti stabiliti dalla «Carta di Treviso».

Articolo 8 -Tutela della dignità delle persone

1. Salva l'essenzialità dell'informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignità della persona, né si sofferma su dettagli di violenza, a meno che ravvisi la rilevanza sociale della notizia o dell'immagine.

2. Salvo rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia, il giornalista non riprende né produce immagini e foto di persone in stato di detenzione senza il consenso dell'interessato.

3. Le persone non possono essere presentate con ferri o manette ai polsi, salvo che ciò sia necessario per segnalare abusi.

Articolo 9 - Tutela del diritto alla non discriminazione

1. Nell'esercitare il diritto-dovere di cronaca, il giornalista è tenuto a rispettare il diritto della persona alla non discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, sesso, condizioni personali, fisiche o mentali.

Articolo 10 - Tutela della dignità delle persone malate

1. Il giornalista, nel far riferimento allo stato di salute di una determinata persona, identificata o identificabile, ne rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza e al decoro personale, specie nei casi di malattie gravi o terminali, e si astiene dal pubblicare dati analitici di interesse strettamente clinico.

2. La pubblicazione è ammessa nell'ambito del perseguimento dell'essenzialità dell'informazione e sempre nel rispetto della dignità della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica.

Articolo 11 - Tutela della sfera sessuale della persona

1. Il giornalista si astiene dalla descrizione di abitudini sessuali riferite ad una determinata persona, identificata o identificabile.

2. La pubblicazione è ammessa nell'ambito del perseguimento dell'essenzialità dell'informazione e nel rispetto della dignità della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica.

Articolo 12 - Tutela del diritto di cronaca nei procedimenti penali

1. Al trattamento dei dati relativi a procedimenti penali non si applica il limite previsto dall'art. 24 della legge n. 675 del 1996.

2. Il trattamento di dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all'art. 686, commi 1, lettere a) e d), 2 e 3, del codice di procedura penale è ammesso nell'esercizio del diritto di cronaca, secondo i princìpi di cui all'art. 5.

Articolo 13 - Ambito di applicazione, sanzioni disciplinari

1. Le presenti norme si applicano ai giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti e a chiunque altro, anche occasionalmente, eserciti attività pubblicistica.

Le sanzioni disciplinari, di cui al titolo III della legge n. 69 del 1963, si applicano solo ai soggetti iscritti all'albo dei giornalisti, negli elenchi o nel registro.