venerdì 27 gennaio 2012

SANTA GILLA, RICORDI, RABBIA E SPERANZA



dal quotidiano La Nuova Sardegna del 19 gennaio 2012 — pagina 03 sezione: Cagliari

Quando la pesca in laguna era uno dei pilastri dell’economia cittadina

ASSEMINI. Storia di un primato perduto: dai pescherecci ancorati a “Sa Cabina Arrubia” alle barche che venivano ormeggiate a “S’Isuedda”. Un popolo di pescatori poi lentamente cancellato dall’avvento della grande industria.
Un capitolo ormai chiuso. Oggi, pochissimi giovani scommettono ancora sul settore. Infatti, negli anni d’oro, solo qui si contavano centinaia di operatori ittici che svolgevano la loro attività nello stagno di Santa Gilla.
Un mestiere con radici lontane con un sistema di pesca unico nel suo genere: S’Inginnu, una sorta di bilancia volante che poteva essere azionata direttamente da una tipica barca a chiglia piatta alla quale era collegata. E non è un caso che i patroni della cittadina campidanese siano San Pietro e Sant’Andrea, celebrati anche con gustosissimi piatti di pesce.
Un pezzo di storia ormai dimenticato. O quasi: ‹‹In realtà - sottolinea Gigi Garau, uno degli esperti della storia asseminese - l’immagine emblematica che lega il paese alla laguna è stampata nella memoria di tanti cittadini. Davvero ricordi incancellabili con i tardi pomeriggi autunnali degli anni 60, quando ancora scalzi ed esausti, i pescatori (urlando: a su cavunu) arrivavano in paese con delle ceste strapiene di deliziosi granchi ancora fumanti, bolliti in calderoni improvvisati direttamente sulle rive di Santu Inesu››.
Poi è arrivata la devastazione del grande impero industriale targato Macchiareddu. Un sogno per molti, l’estinzione per tanti. ‹‹Proprio così - conferma Mario Mameli, 75 anni suonati - Solo Assemini contava almeno 150 pescatori, tralasciando quelli che facevano della disciplina un hobby. Elmas una trentina, da Uta appena una decina. A Capoterra si preferiva andare a Su Castiau. Lo stagno è diventata la principale fonte di reddito per intere famiglie. Ad esempio, mio suocero aveva una zattera di cinque metri chiamata Maria. Si tornava con le cesta piene di ghiozzi, sogliole, cefali. E poi le mitiche anguille. Due le cooperative principali che prendevano il pescato, Santa Gilla e l’Avanguardia. Non dimentichiamo anche la locale peschereccia che si scontrava con la San Pietro».
Inevitabile il tracollo con l’insediamento dei colossi economici: ‹‹Si pensi che una grande fetta di pescatori sono stati assunti alla Rumianca - continua Mameli - Quasi un risarcimento. Infatti, con la realizzazione delle prime fabbriche, lo specchio d’acqua è diventato un disastro con un forte degrado ed inquinamento››. Tradotto: la contrazione dell’attività è stata dettata dal mutamento dell’economia. C’è, però, qualche eccezione. ‹‹Mio padre - ricorda Francesco Nioi, 30 anni - ha resistito a questi cambiamenti. Con i pescherecci si usciva sullo stagno cercando di evitare le acque più contaminate. Sull’onda di questa eredità, oggi continuo a puntare sull’attività ittica. Certo, i sacrifici non mancano. Una levataccia per andare a trovare il pescato fresco alle 5, poi alle 8 si apre la bancarella. Si parte dal porticciolo di Corrainas per girare tutta la laguna sino all’aeroporto e a Santa Gilla››. E in uno spazio sulla via Cabras, lungo la via Coghe, si possono vedere le scene di un tempo.
- Luciano Pirroni

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